Influenza aviaria H5N1: primi casi della stagione negli uccelli selvatici in Veneto e Friuli
Il Ministero della Salute segnala tre casi di influenza aviaria H5N1 in anatre selvatiche a Grado e Jesolo: inizia una fase a rischio per gli allevamenti. Per la popolazione il rischio resta basso.

Il Ministero della Salute ha comunicato i primi casi della stagione di influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità negli uccelli selvatici in Italia. Secondo la nota ripresa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari (FNOVI) il 29 ottobre 2026, i casi segnano l'inizio di una fase a rischio per gli allevamenti.
Dove sono stati trovati i casi
I focolai confermati sono tre, tutti nel Nord-Est:
- 17 ottobre: un fischione nel comune di Grado, in provincia di Gorizia;
- 20 ottobre: un fischione e un codone nell'area della Valle del Cavallino, a Jesolo, in provincia di Venezia.
Nello stesso mese, in altri Paesi dell'Unione europea sono stati confermati quattro focolai in allevamenti: due in Danimarca, in tacchini da carne, e due in Bulgaria, in galline ovaiole.
Le misure raccomandate
Secondo il Ministero, la maggiore circolazione dei virus negli uccelli selvatici aumenta l'esposizione degli allevamenti. Per questo vengono richiamate alcune misure:
- applicare ogni giorno le procedure di biosicurezza, compresa la corretta disinfezione dei mezzi di trasporto;
- segnalare i casi clinici sospetti e le anomalie produttive che possono far pensare all'influenza aviaria;
- rafforzare la sorveglianza attiva e passiva sugli uccelli selvatici;
- regolamentare l'uso dei richiami vivi e controllare la selvaggina destinata al ripopolamento.
Cosa significa per le persone
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) indica che per la popolazione generale in Europa il rischio resta basso. Il contagio dell'uomo avviene soprattutto per contatto diretto con animali infetti o ambienti contaminati, e finora non è stata segnalata trasmissione da persona a persona. Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) descrive il rischio di infezione umana come in genere molto basso.
Secondo l'EFSA non ci sono prove convincenti di trasmissione attraverso gli alimenti; restano valide le normali regole di igiene in cucina, la corretta manipolazione degli alimenti crudi e una cottura completa.
Anche chi tiene poche galline in giardino può applicare le stesse regole di biosicurezza e rivolgersi al veterinario in caso di sintomi sospetti o di anomalie nella produzione di uova.
Fonti: FNOVI – Ministero della Salute, EFSA, ECDC




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