Olio nuovo 2026: raccolta in corso, produzione attesa in calo e prezzi all'origine in discesa
La campagna olearia 2026-2027 parte con meno olio atteso, soprattutto al Sud, e con prezzi all'origine dell'extravergine ancora in calo. I dati ISMEA e le prime stime.

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La raccolta delle olive è entrata nel vivo e la campagna olearia 2026-2027 parte con due segnali opposti. In Italia si attende meno olio rispetto all'anno scorso, mentre i prezzi all'origine dell'extravergine continuano a scendere dopo i picchi degli ultimi anni.
Da dove si parte
Secondo l'ISMEA, la campagna 2025-2026 si è chiusa con circa 325.000 tonnellate di olio, il 31% in più dell'annata precedente. I dati sono stati presentati a Torino il 24 settembre 2026, durante Terra Madre Salone del Gusto. L'istituto ha ricordato anche i numeri del settore: oltre un milione di ettari di oliveti, circa 620.000 aziende olivicole, più di 4.200 frantoi attivi e 51 indicazioni geografiche, di cui 42 DOP e 9 IGP. In quella occasione l'ISMEA non ha diffuso una stima per la nuova campagna.
Le prime stime: meno olio, soprattutto al Sud
Per ora le previsioni arrivano dalla filiera. A metà settembre Federolio, la federazione del commercio oleario, ha stimato un calo della produzione nazionale intorno al 20%. Le cause indicate sono l'annata di “scarica” dell'olivo, che alterna anni ricchi e anni poveri, e il caldo, che ha anticipato la maturazione delle olive. Il presidente Tullio Forcella prevede comunque una qualità molto buona.
Una stima pubblicata da ItaliaOggi parla di un calo del 25%, fino a circa 260.000 tonnellate. Le perdite arriverebbero al 30% in Puglia e in Sicilia e al 40% in Calabria. Umbria, Marche e Liguria sarebbero invece in crescita, ma non abbastanza da compensare il Sud.
Prezzi all'origine in calo
Le quotazioni rilevate dall'ISMEA confermano la discesa. Nella settimana dal 5 all'11 ottobre 2026 l'extravergine sulla piazza di Bari valeva 4,30 euro al chilo, il 5,5% in meno della settimana prima. Il 20 ottobre a Palermo e Trapani il prezzo era di 6,35 euro al chilo, mentre a Chieti e Pescara restava fermo a 12 euro. L'extravergine spagnolo e quello greco in arrivo a Firenze erano quotati 3,63 euro al chilo.
Secondo l'ISMEA, nonostante il calo, l'olio italiano resta più caro di quello spagnolo, greco e tunisino e sopra i livelli precedenti all'impennata del 2022. Chi compra l'olio nuovo farebbe bene a controllare in etichetta l'origine delle olive.
Fonti: ISMEA Mercati – Olio d'oliva, I Grandi Vini – Stima Federolio, ItaliaOggi
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